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Le PMI svizzere non sono tutelate dal crimine informatico

Zurigo 23 novembre 2016

Le PMI svizzere sono attrezzate in modo pessimo contro gli hacker. Benché sempre più imprese considerino il crimine informatico uno dei rischi principali, solo il 2,5% di esse dispone di sufficiente protezione.

Nessun altro rischio ha assunto così grande importanza per l’economia svizzera come il crimine informatico. È quanto emerge da un sondaggio rappresentativo condotto dalla compagnia di assicurazioni Zurich fra le piccole e medie imprese. Oggi il 12% delle PMI ritiene che gli hacker costituiscano uno dei rischi principali per la propria attività, una quota più che quadruplicata rispetto al 2013. Nel frattempo è diminuita nettamente la percentuale di PMI che si considerano troppo piccole o irrilevanti per poter essere vittime di criminali informatici. Solo il 13% è del tutto convinto di non poter diventare un bersaglio degli hacker.

Anche se i timori vanno decisamente aumentando, la maggioranza delle PMI svizzere è scarsamente attrezzata. Solo il 2,5% dei titolari e degli amministratori intervistati dichiara che la propria azienda dispone di misure di protezione pienamente operative e aggiornate. Considerando che in Svizzera ci sono circa 562’000 PMI*, significa che 548’000 di queste non sono dotate di una protezione efficace. Le più esposte sono le aziende che pur considerando i rischi informatici come uno dei rischi principali non hanno adottato alcuna misura cautelativa. In questo gruppo rientrano almeno 53’000 aziende.

«L’enorme divario fra consapevolezza del rischio e adozione di misure concrete mostra che la maggior parte delle PMI è messa a dura prova e si sente impotente di fronte ai criminali informatici», spiega Christian La Fontaine, specialista Rischi informatici presso Zurich. I motivi alla base di questa situazione sarebbero soprattutto due: «Per prima cosa in molte direzioni aziendali manca un esperto di questioni informatiche, per questo i rischi sono da tempo sottovalutati», prosegue La Fontaine. «In secondo luogo le misure efficaci non sono sempre convenienti. Le PMI esitano quindi ad accordare i budget necessari».

Sono coinvolti anche ristoranti e parrucchieri

La Fontaine ritiene che nei prossimi anni la quota di PMI più esposte al rischio sia destinata ad aumentare. «Quanto più i modelli di business delle aziende sono digitalizzati, tanto più esse sono esposte ai rischi informatici». Ristoranti e parrucchieri, che per esempio ricevono le prenotazioni principalmente via Internet o tramite app, rischiano di subire dolorose perdite di fatturato dopo un attacco di hacker. «Se i clienti non possono più effettuare le prenotazioni online come di consueto, rimane soltanto la clientela di passaggio», sottolinea La Fontaine. Mentre in passato erano soprattutto le PMI di dimensioni maggiori ad essere esposte ai rischi del cyberspazio, oggi anche le aziende più piccole sono sempre più coinvolte.

Nell’ambito dei rischi informatici, le PMI temono soprattutto il furto di dati. «Il danno si fa particolarmente grave quando i criminali riescono a carpire i dati delle carte di credito dei clienti», spiega La Fontaine. «In questo caso la PMI subisce spesso un grave danno alla reputazione e si trova a dover affrontare un calo delle vendite». In seconda posizione segue il timore di un’interruzione forzata dell’attività commerciale. «Può accadere se gli hacker sovraccaricano un sito web con una valanga di domande in modo tale che i clienti non possano più accedervi», chiarisce La Fontaine. Anche i virus possono essere causa di interruzioni forzate. «Se un collaboratore apre un’e-mail contenente un virus, un intero sistema informatico può rimanere bloccato per giorni».

Maggiori dettagli sul sondaggio rappresentativo condotto da Zurich fra le PMI svizzere sono consultabili nei due documenti allegati.

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